…”Qualcuno disse che l’Aldilà è fatto dai nostri pensieri, così come il mondo in cui ora viviamo”…

Nelle periferie occulte del mondo emarginato, per scelta e volontà esule ai margini della realtà sensoriale, vivo la mia esistenza solitaria.
Un’intelligenza e una logica aliene ed inesorabili mi compenetrano annientandomi nella mia pochezza umana.

Il terzo sole

Prima della nostra attuale stella, prima ancora dell’astro che governò per lungo tempo l’antico sistema solare e che poi a sua volta ne divenne uno dei pianeti – Giove – vi fu un altro sole.

Illusorie figure disegnava il fuoco
Spettri e chimere in voluttuoso abbraccio rossastro
danzavano correndo sul muro.

I sepolcri che vidi
Erano i grembi pregni di lascive arpie
Dilatati nello spasmo dell’oscena doglia.
Non tristi sudari né remote ceneri
Ma germogli d’orrore contenevano i sarcofaghi impuri
Gelide ombre risalivano il malefico utero
Da immonde vagine sgorgavano
urla di tenebra e demoni.

I Giorni miei

Pioveva a dirotto. Miliardi di gelide gocce precipitavano con fragore assordante, creando dinanzi allo sguardo una minacciosa, ciclopica parete di grigio cristallo.

Nel sospiro del giorno morente si piegava il tramonto e tra le vie contorte del borgo,
Lastricate di pietra antica, s’incuneavano spesse le ombre.
Silenziose ali nere fuggivano veloci cercando nel vento, forse, ancora un’onda di luce.
Dell’estate rimaneva un sapore di polvere e fieno…
Distese di campi ingialliti e bruni covoni
Sotto un cielo di rame.

La risacca brumosa al di là della scogliera
Conduceva già l’autunno.

Da bambino spesso il mio sguardo frugava tra le misteriose geometrie del cielo cosparso di algide stelle, e sempre amavo pensare che oltre l’abisso del nero universo ci fosse un altro cielo, un baratro ancora più infinito.

La passione per l’infinito fu l’ingrata matrigna che mi nutrì nell’ isola della mia adolescenza e i miei sogni aberranti, aggrappati a teschi di pensieri nel vento di meridione, furono compagni erranti d’avventura solitaria, consumata tra calura e luce che tutto consumano.

Il mio destino muto unto di salate acque
Tesseva i giorni dell’insana fanciullezza tra arcobaleni immaginari
E spietate promesse di notti insonni.

In solchi di pianto e umidi lamenti
Annegavano i miei perché,
Poiché in fretta si consuma l’innocenza
E presto muore una farfalla.

Forse fu bisogno d’amore,
O forse mi amò troppo la follia che ancor
Oggi mi trascina verso voragini d’infinito.

Maurizio Cavallo (Jhlos)