
E’ il guardiano della soglia, il terribile custode antico: è Asmodeus “ l’ansimare di Dio ” o meglio: “ il rovente fiato di Dio ” . Forse è lo stesso Bafomet, l’idolo Templare, la testa androgina dei monaci guerrieri. Egli sorregge l’acquasantiera nella chiesa della Maddalena e scruta con occhi di fiamma. Entrando, sulla sinistra, troviamo la statua di Asmodeo, il diavolo che secondo la leggenda serviva Salomone portando l’acqua mentre egli faceva costruire il Tempio di Gerusalemme, e che poi rimase di guardia al tesoro.
L’acquasantiera sorretta da Asmodeo ha la forma di una conchiglia ed è sormontata da quattro angeli poggiati su due salamandre.
La salamandra è tradizionalmente accostata alla mitica Fenice che risorge dalle proprie ceneri. E’ il simbolo della pietra filosofale, lo zolfo alchemico. I quattro angeli potrebbero rappresentare le quattro forze elementali: Acqua, fuoco, terra, aria. Di fronte, vicino al fonte battesimale è collocata la statua di Gesù, la quale similmente a quella di Asmodeo volge lo sguardo in basso verso il pavimento, una combinazione a scacchiera composta da 64 mattonelle alternate in bianche e nere. Va anche ricordato che il mito arcaico indica Asmodeo come primogenito nato dall’unione tra Adamo e Lilith, la nera Dea-Madre primordiale… Altro particolare di estremo interesse è la disposizione di alcune statue volute dallo stesso abate. Tutte guardano verso il pavimento: Santa Germana, San Rocco, Sant’Antonio l’eremita, Sant’Antonio da Padova, San Luca l’evangelista e Maria Maddalena con un’anfora tra le mani , un teschio e un libro aperto, simbolo quest’ultimo del segreto svelato. Ora se si leggono le lettere iniziali da ogni statua ( Germana, Rocco, Antonio, Antonio, Luca ) escludendo la Maddalena che lo regge tra le mani, si ottiene la parola GRAAL. Stupefacente.
Ed ancora: sotto l’altare, in un bassorilievo, viene rappresentata Maria Maddalena che guarda a una croce dalla quale spunta un germoglio, al suo fianco di nuovo un libro aperto, ancora un teschio, ed un melo, tutto sullo sfondo di Rennes-le-Château. Ora se per il cattolicesimo il melo rappresenta la conoscenza ed allude al peccato originale, non bisogna dimenticare che per la religione celtica il melo ed i suoi frutti rappresentano il sapere tramandato.
Ancora domande!
Una sequela di indizi così netti può essere casuale? Può considerarsi frutto del caso un’architettura simbolica così precisa e meticolosa a Rennes-le-Château? ( da notare che non tutti i simboli presenti sono stati da me evidenziati, in questa sede). Dubito fortemente che simili allegorie possano essere soltanto fortuite coincidenze e anzi, sono convinto più che mai dell’intenzionalità nell’operare da parte di qualcuno che nell’ombra, per secoli forse per milioni di anni, ha strutturato un codice idiomatico al fine di tramandare nel tempo una verità assoluta. Una verità che né la storia né l’archeologia potranno mai svelare completamente. Forse, le stesse cose dette da Gesù sono state storpiate o nascoste, e ancora oggi qualcuno teme che l’antica conoscenza possa tornare a vivere liberando l’uomo dalle mille schiavitù delle paure e dell’ignoranza. Da qualche parte, in sotterranei inaccessibili o archivi polverosi giacciono papiri, tavolette d’argilla e teschi di cristallo. Da qualche parte nell’oscurità è tenuta nascosta l’Arca, affinché il passato non sveli i propri segreti distruggendo il mondo edificato su colonne di menzogne e di atrocità. Forse chi detiene il potere ha sempre temuto che un messaggio venuto da lontano potesse attraversare le coscienze, temendo il giorno in cui, attivata l’Arca, i teschi cominceranno a “ parlare” raccontando la vera storia dell’umanità.
Io credo che quel giorno stia per giungere.



Maurizio Cavallo (Jhlos)
